Mi chiamo Maurizio Camandona (da questo momento ZioMauri), sono nato a Milano moltissimi anni fa, in una famiglia come tante altre, mio papà era un impiegato di una grande azienda assicurativa e la mamma faceva la sarta in proprio, oltre che la mamma e la casalinga.

Ho frequentato la scuola dell’obbligo, senza mai eccellere (mai sentito dire: “è un bravo ragazzo e molto intelligente, ma dovrebbe impegnarsi di più”?)
Ecco era proprio quello che i miei genitori si sentivano dire ogni volta che andavano a parlare con gli insegnanti.

In quel periodo frequentavo con più interesse l’oratorio e i campi di calcio, le zie che vivevano fuori Milano e mi piacevano tantissimo i tre mesi di vacanza scolastica, che trascorrevo in un ameno paesino in collina vicino al lago d’Orta, immerso in una lussureggiante natura.

Già da piccolo, avevo grande propensione nello stare all’aria aperta, fare dello sport, ma non agonistico tanto per divertirsi e andare in giro per prati e boschi. Il gioco del pallone era lo sport che più amavo, grandi partite fra un Oratorio e l’altro, tornei serali ed altro ancora. Ma non disdegnavo lo sci e la barca a vela, due sport che possono sembrare agli opposti, ma che hanno in sé la stessa magia; spazi immensi, silenzi, profumi e una natura straordinaria.

Poi, dopo aver capito che gli studi superiori con indirizzo geometra, non facevano proprio al caso mio e, forse anche perché da parte della famiglia di mia mamma c’era una propensione al lavoro artigianale, lei sarta e il nonno chef in una trattoria di sua proprietà, ho pensato di intraprendere un lavoro in cui si potessero usare le mani.  Così ho iniziato, quasi per gioco, ad entrare in una bottega artigianale dove si producevano denti e sono diventando odontotecnico. Avete presente quello che costruisce le protesi dentali, insomma i così detti ponti, corone o dentiere. Ecco proprio quel tipo di figura artigianale. Avevo 18 anni ed era il 1968! 

Mentre il mio apprendistato andava avanti con successo e grandi soddisfazioni, a 25 anni mi sono sposato e a 29 ho avuto un grande dono: un meraviglioso bimbo! Posso quindi affermare che gli anni ’80, sono stati per me il vero trampolino di lancio, sia sotto l’aspetto famigliare che quello professionale.

Il lavoro che ho scelto è bellissimo, affascinante e soprattutto appagante sotto tutti i punti di vista, anche se, come tutti i lavori artigianali, ha il potere di portarti via tutto il tempo della tua esistenza; dodici e più ore seduto al banco di lavoro tutti i santi giorni, sabato e, non poche volte, anche alla domenica. È un impegno che se perpetrato per lungo tempo, ti porta inevitabilmente ad uno stress difficilmente sostenibile. Succede così che a fine anni ’90, dopo avere ricoperto, in ambito professionale, mansioni molto gratificanti come l’insegnamento all’Università, nel ruolo di cultore della materia odontotecnica, responsabile scientifico di più di una rivista del settore, segretario nazionale di una fra le più importanti associazioni odontotecniche italiane, socio fondatore di due prestigiose scuole post graduate di odontotecnica, scritto articoli su prestigiose riviste del settore, corsi e convegni e tanto altro, mi sono guardato indietro e ho trovato il vuoto! A 50 anni avevo costruito tantissimo sotto l’aspetto professionale, ma i miei rapporti interpersonali con i miei cari, con i miei amici e, soprattutto con me stesso, erano qualitativamente insufficienti.
Per non parlare della assoluta mancanza di attenzione ad una alimentazione sana ed equilibrata o a una normale attività fisica quotidiana. 

Già, voltandomi indietro non vedevo più le partite al pallone, le giornate piene di sci, di barca a vela o le meravigliose passeggiate che facevo da piccolo con i miei genitori, negli splendidi faggeti o castagneti del lago d’Orta, alla ricerca di funghi. Gradatamente era tutto scomparso.  Pochi amici, pochi svaghi, poco tempo per le relazioni, pochissimo sport, un’alimentazione da sopravvivenza e poco rapporto con me stesso. Non sapevo più cosa volevo, né cosa non volevo. Ero diventato un automa, settato sulla produzione di manufatti protesici. Ero come un criceto nella sua gabbietta che correva all’impazzata sulla ruota.
È proprio per questo motivo, da un po’ di anni, ho deciso di riprendermi tutti quegli spazi di tempo, che avevo completamente dimenticato e che, una volta rifatti miei, mi hanno permesso di

aumentare considerevolmente la mia forma fisica e mentale.
Quali sono questi momenti? Tempo dedicato all’attività fisica, al rapporto con sé stesso e con gli altri e a un cibo sano e corretto. Semplice!

Già, con queste decisioni, ho ribaltato il mio modo di vivere e oggi mi sento più forte fisicamente e mentalmente, la mia energia è aumentata sensibilmente e ho imparato a volermi bene e le relazioni con le altre persone, sono migliorate considerevolmente.
È stato semplice? No!!! Ma quando ti senti in fondo ad un barile, cerchi da ogni parte le soluzioni che ti possano fare uscire dal baratro e così, piano piano, ho iniziato a vedere i primi cambiamenti e poi gradatamente, sull’entusiasmo dei primi successi, sono arrivati anche gli altri quasi automaticamente.

Mi sono riappropriato di quella vita che avevo dimenticato di vivere, ho ripreso la consapevolezza, che ci si poteva divertire, fare sport e amare ed accogliere la gente, anche se si faceva l’artigiano, trovando gli spazi giusti con il lavoro.  Ho trascorso vacanze meravigliose a contatto con la natura, sia in barca a vela che a piedi, sono ritornato a cercare funghi e ho viaggiato con un camper come se fossi uno zingaro, sempre accompagnato dall’attuale moglie, che ho incontrato giusto alla fine degli anni ’90, ho imparato a cucinare e ad apprezzare il cibo sano, ma nello stesso tempo gustoso, da cucinare velocemente e ad un costo accettabile, imparando a fare la spesa acquistando dosi di cibo giuste e materie prime di prima qualità.
Oggi sono questo e ne sono orgoglioso!

MISSION

Qualche mese fa ho avuto l’esigenza di trovare qualche cosa che mi permettesse una conoscenza ancora più profonda di me stesso, che mi potesse concedere molti spazi liberi per pensare liberamente e senza condizionamenti alcuni, che mi desse la possibilità di stare in un ambiente a me favorevole, il più naturale possibile e con un ampio spazio di tempo, da non avere più l’esigenza di utilizzare l’orologio. La voglia di fare un’esperienza nuova, pensata e organizzata da solo, mettendomi alla prova, sia fisicamente che mentalmente, staccare completamente dalla mia routine quotidiana per due o tre mesi, capire quali sono le mie vere priorità, mettermi al centro della mia vita e fare ciò che voglio IO.

Ho pensato a lungo ad una idea che mi avrebbe permesso di trovare una soluzione che racchiudesse tutte le visioni che ricercavo, mi sono passate per la mente lunghi itinerari montani, il giro del mediterraneo o una attraversata Atlantica in solitario con la barca a vela. Sì erano delle belle idee, che soddisfacevano anche le mie passioni e mi avrebbero anche messo nella condizione di stare da solo per tanti giorni, ma nessuno di questi progetti mi appagava. E così, passando il tempo, mi pareva sempre più chiaro che l’esigenza avuta mesi prima, fosse alla fine solamente un capriccio.

Poi, qualche giorno dopo, ho avuto l’opportunità di ascoltare i racconti di un’amica che aveva percorso il Cammino di Santiago e tutto mi è parso più chiaro. Così ho deciso che il progetto, che avrebbe esaudito il bisogno che avevo avuto mesi prima, sarebbe stato quello di percorrere la Via Francigena.
Ho scritto su un foglio il mio obiettivo, la data di partenza, le motivazioni che mi spingevano ad intraprenderlo, come mi sarei sentito una volta iniziato questo percorso, durante lo stesso e all’arrivo; inoltre tutte le azioni che dovevo mettere in atto per potere realizzare questo cammino nei tempi stabiliti.
Immediatamente ho visto spiegarsi davanti a me tutto il percorso della Via Francigena e tutto ciò che avrebbe rappresentato per me.

Sicuramente il focus principale di questo cammino/pellegrinaggio, dal Colle del San Bernardo sino a Brindisi, è quello di offrirmi la possibilità di una scoperta ancora più profonda di me stesso, ma 1.750 chilometri attraverso un Italia ignota, pronta a farsi conoscere e amare, a piedi, con una velocità che ti permette di porre attenzione su tantissime cose che mai ti sarebbe consentito nella attuale società, poteva avere solamente un obiettivo, anche se per me molto importante? Certo che no!
Ed ecco che nella mente sono passate tantissime idee che gradatamente si sono trasformate in mission per questa avventura.

E così mi metterò a disposizione di associazioni o onlus, che abbiano una “mission” rivolta alla salvaguardia dei più deboli in qualsiasi parte del mondo, per portare le loro idee e ciò che mettono in atto per attuarle, a tutte le persone o enti che incontrerò in questo lungo cammino.

Raccoglierò spunti, momenti particolari, riassunti di chiacchierate, interviste a viandanti, pellegrini, ristoratori, monaci, amici che mi affiancheranno, tramite appunti, immagini e video.

Girerò per sagre, trattorie e taverne, per assaggiare quello che di più buono vorrà regalarmi questa meravigliosa Italia, con le sue diversità enogastronomiche, che si possono gustare in ogni paese o città; differenze che si apprezzano anche, pur restando nella stessa provincia, a pochi chilometri di distanza fra paese e paese

VISION

Da questa lunga camminata e dalle esperienze che avrò conseguito, nasceranno due libri, uno che avrà come tema principale quello di raccontare questa mia “lunga passeggiata” mettendo al centro il rapporto con le altre persone e di quanto sia importante saper amare e star meglio con sé stessi per aumentare la qualità del rapporto con gli altri, mentre il secondo sarò incentrato sulle cucine dimenticate, ponendo l’attenzione sulle ricette più semplici e gustose trovate in giro per un Italia poco consciuta.

Mi metterò a disposizione di amici, conoscenti o sconosciuti che vorranno raggiungermi sul Cammino e percorrerne un tratto insieme. Farò loro da tramite per l’organizzazione e la gestione dell’attrezzatura.

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