Questa tappa si svolge in gran parte lungo suggestivi tratti di sentiero che costeggiano i “rus”, antichi capolavori di ingegneria idraulica: piccoli canali artificiali che convogliano l’acqua dai torrenti verso i campi coltivati.
I tratti pianeggianti lungo i canali si alternano a ripide discese, impegnative per ginocchia e articolazioni.
Nella seconda parte della tappa attraversiamo degli splendidi frutteti prima di entrare ad Aosta, città ricca di attrattive, soprattutto di epoca romana.
Punti di ristoro a Gignod e Variney, molte le fontane.

Punto di partenza: Echevennoz
Punto d’arrivo: Aosta
Difficoltà: mediamente facile
Dislivello in salita: 67 m
Dislivello in discesa: 728 m
Lunghezza del percorso: circa 13,6 km
Tempo di percorrenza: circa 3.30 ore
Segnaletica: buona

In sintesi: questa tappa si svolge in gran parte lungo suggestivi tratti di sentiero che costeggiano i “rus”, antichi capolavori di ingegneria idraulica: piccoli canali artificiali che convogliano l’acqua dai torrenti verso i campi coltivati. I tratti pianeggianti lungo i canali si alternano a ripide discese, impegnative per ginocchia e articolazioni. Nella seconda parte della tappa si attraversano degli splendidi frutteti prima di entrare ad Aosta, città ricca di attrattive, soprattutto di epoca romana. Punti di ristoro a Gignod e Variney; molte le fontane.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Km 13,6
Il sentiero prosegue lungo il ru Neuf, il canale irriguo che preleva l’acqua del torrente Artanavaz per trasportarla sulla collina di Aosta. Il sentiero la fiancheggia e si snoda, quasi pianeggiante, attraversando fitti boschi popolati da cervi e caprioli e belle radure dove la vista può spingersi sui monti della Valpelline.
Si raggiunge così l’abitato di Gignod. L’occhio è attratto dallo slanciato campanile della chiesa parrocchiale di Sant’Ilario, mentre lo sfondo è occupato dal poderoso versante meridionale del Grand Combin, uno dei più elevati quattromila delle Alpi Pennine.
Si arriva quindi ad Aosta, l’antica Augusta Praetoria fondata dai Romani nel 25 a.C.. Capoluogo della regione, è situata a 583 m di altitudine, alla confluenza della Dora Baltea con il torrente Buthier.
Eccezionali le vestigia romane della città, a partire dallo stesso impianto urbanistico del centro storico perfettamente conservato e cinto di mura: la Porta Praetoria, il teatro, il criptoportico, il ponte romano e il solenne Arco d’Augusto.
Nell’XI secolo la Valle d’Aosta diventa un centro religioso di importanza europea. In questo periodo prendono forma i due capolavori religiosi dell’Aosta medievale: la Cattedrale e il complesso monumentale di Sant’Orso.

Punti di interesse:
Gignod

MAIN – Maison de l’Artisanat International
…dove l’artigianato del mondo si incontra

Il MAIN – Maison de l’Artisanat International, ideato e gestito dall’IVAT – Institut Valdôtain de Tradition, è stato inaugurato mercoledì 20 luglio 2016. Il nuovo spazio espositivo nasce per ospitare mostre tematiche temporanee, dedicate all’artigianato locale e internazionale, della durata massima di due anni.
È ubicato presso la Casaforte Caravex, sita nel Comune di Gignod che, dopo un intervento di ristrutturazione e di riconversione in polo museale, è divenuto un luogo per la valorizzazione e la sperimentazione dell’artigianato, in tutte le sue forme ed espressioni.
L’acronimo MAIN traduce la filosofia di questo nuovo spazio museale giocando sul termine francese “mano” e sulla sonorità inglese “man” che significa “uomo” per sottolineare come la mano dell’uomo sia l’elemento imprescindibile dell’artigianato.

Lo sapevate che….?

Il teteun

Il teteun è un salume valdostano riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.) italiano.[5] Il nome, che riprende la voce patois per mammella[6], è dovuto al fatto che esso è prodotto con mammelle bovine salmistrate.
Preparazione

Un trancio di teteun confezionato sottovuoto
Il teteun viene preparato a partire da mammelle di razze bovine autoctone valdostane, in particolare la pezzata rossa. Queste vengono preliminarmente incise in diversi punti e pressate per espellere l’eventuale latte ancora presente. Dopo essere state tagliate a fette vengono quindi stratificate in appositi contenitori con l’aggiunta di sale e varie erbe aromatiche (salvia, rosmarino, alloro, ecc.) e altre spezie tra le quali bacche di ginepro.
Seguono un paio di settimane di macerazione, la cottura a bagnomaria e la pressatura del prodotto ottenuto in stampi.[2] La tecnica descritta può avere alcune varianti a seconda del produttore: la cottura può ad esempio avvenire a vapore o possono essere aggiunti alcuni additivi quali addensanti, antiossidanti o zuccheri.
In fase di cottura si assiste a una forte perdita di peso rispetto a quello della materia prima.[3] Per la distribuzione commerciale il teteun viene in genere confezionato in tranci sotto vuoto, il che ne consente la conservazione per circa tre mesi in frigorifero o su scaffali refrigerati.[3] Attualmente per la produzione del salume è piuttosto noto il comune di Gignod, dove essa ha conosciuto un rilancio a partire dagli anni Settanta del Novecento, ma il prodotto vanta origini molto antiche.[2]
Storia
L’uso alimentare delle mammelle è molto antico ed è per esempio testimoniato in libri di cucina romani quali il celebre De re coquinaria (L’arte culinaria) di Marco Gavio Apicio. Ai tempi dei romani erano apprezzate le mammelle di scrofa, denominate sumen, che venivano in genere sbollentate e poi grigliate, oppure farcite in vari modi. In Valle d’Aosta però l’allevamento di bovini è largamente prevalente su quello di suini, per cui la gastronomia locale ha dovuto adattarsi all’utilizzo della materia prima effettivamente disponibile.[1]Attualmente nella macellazione delle bovine le mammelle vengono invece spesso considerate un sottoprodotto e asportate prima della scuoiatura[7]; esse possono poi essere smaltite come rifiuti oppure utilizzate nella preparazione di mangimi per animali o di fertilizzanti.[8]
Consumo

Teteun a fette con salsa di aceto e lamponi
Il teteun viene spesso consumato come antipasto, in genere accompagnato con salse a base di aglio, marmellate di vari frutti come fichi e lamponi oppure ancora con uva passa o pere sciroppate (preferibili in questo caso i tipici Martin Sec)[2].
Feste
A Gignod si tiene tutti gli anni nella seconda metà di agosto la Fëta di teteun (dal patois valdostano, Festa del teteun), un evento dove a fianco della degustazione del salume[9] vengono proposti musica e spettacoli folkloristici.[10]

AOSTA

Aosta: capitale alpina e crocevia d’Europa
Aosta (580 m), capoluogo regionale della Valle d’Aosta, si estende a ventaglio al centro della regione, in un’ampia pianura circondata da alte montagne, tra cui il Grand Combin e il Mont Vélan a nord, il Mont Emilius e la Becca di Nona a sud e la Testa del Rutor a ovest.
Aosta sorge alla confluenza delle strade che conducono in Francia e in Svizzera attraverso i trafori del Monte Biancoe del Gran San Bernardo e, solo in estate, anche attraverso gli storici passi alpini del Piccolo San Bernardo e del Gran San Bernardo.
Per la posizione geografica di Aosta e il comodo accesso alla rete autostradale e ferroviaria, qualunque hotel ad Aosta è un buon punto di partenza per visitare la Valle d’Aosta e per escursioni nelle regioni vicine, in Italia, Francia e Svizzera.
Storia e arte nel cuore delle Alpi
Aosta fu fondata dai Romani nel 25 a.C., nel punto in cui la Dora Baltea — il fiume che attraversa tutta la Valle d’Aosta — incontra il torrente Buthier, e la valle raggiunge la sua ampiezza massima.
Testimonianze di epoca romana sono l’inconfondibile Arco d’Augusto, la Porta Praetoria (una delle poche del mondo romano ancora perfettamente conservate), il Teatro romano, il Criptoportico forense, il perimetro quasi completo della cinta muraria, una villa extra muros.
La Cattedrale e la chiesa Collegiata di Sant’Orso sono capolavori medievali che racchiudono opere d’arte importanti come gli affreschi ottoniani nel sottotetto, i mosaici pavimentali, il coro ligneo, il museo del tesoro (nella Cattedrale); e affreschi, coro ligneo e il chiostro (nella Collegiata di Sant’Orso).
Fuori dal centro abitato di Aosta è ancora ben visibile un ponte-acquedotto medievale lungo 70 metri, che convoglia le acque del torrente Buthier per irrigare le distese prative di Saint-Christophe e di Quart.
Da segnalare anche l’area megalitica di Saint-Martin de Corléans, sito archeologico tra i più interessanti in Europa.
Infine, tanti altri elementi architettonici e artistici meno noti — strade antiche, fontanili e lavatoi, cappelle votive, meridiane, abitazioni storiche e cortili — contribuiscono a rendere piacevole e interessante la visita di Aosta.
Un evento da non perdere ad Aosta: la millenaria Fiera di Sant’Orso
Ogni anno, il 30 e 31 di gennaio, si celebra ad Aosta la millenaria Fiera di Sant’Orso. In occasione della fiera, gli artigiani di tutta la Valle d’Aosta espongono opere di legno, pietra ollare e ferro battuto; pizzi e tessuti di lana; oggetti di uso quotidiano, attrezzi agricoli, mobili, utensili per la casa e sculture, proprio nel centro storico di Aosta.
Trasferimenti dagli aeroporti
Sono disponibili servizi di trasferimento in navetta o in taxi privato dagli aeroporti di Torino Caselle, Milano Malpensa, Ginevra verso gli hotel di Aosta e viceversa.

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